La “Legge Alimentazione” in Francia alla prova della rivolta fiscale

Di Enrico Colla

 

Il 30 ottobre 2018 è stata finalmente varata la “Legge Alimentazione” (o EGA) presentata in Parlamento dal governo a fine gennaio. Contiene tre disposizioni principali: la modifica delle negoziazioni degli agricoltori con i produttori industriali e la grande distribuzione, il rialzo del livello di sottocosto per i prodotti alimentari e il controllo delle promozioni. La prima misura è entrata subito in vigore, mentre la soglia del sottocosto aumenterà del 10% a partire dal primo febbraio 2019. Quanto alle promozioni, esse non potranno superare il 34% in valore dal 1° gennaio, mentre il divieto di quelle oltre il 25% in volume entrerà in vigore dal 1° marzo, ma si applicherà retroattivamente all’insieme dei contratti in corso di negoziazione dal 1° dicembre 2018. Queste due misure resteranno in vigore per due anni, a titolo sperimentale.

Le tre disposizioni hanno l’obiettivo comune, che faceva parte del programma elettorale di Macron, di assicurare ai produttori agricoli prezzi di vendita, e quindi redditi, più “equi”. La prima intende arrivarci mediante un’inversione nella costruzione dei prezzi agricoli in sede di negoziazione, in modo che si tenga conto dei costi di produzione effettivi. Secondo la nuova legge, gli agricoltori sono tenuti a fare ai loro acquirenti una proposta relativa ai prezzi richiesti, ai volumi, all’origine e alla qualità dei prodotti, alle condizioni di consegna e di pagamento e, per finire, alla durata del contratto. I criteri di determinazione del prezzo devono tener conto di alcuni indicatori relativi ai costi di produzione in agricoltura, ai prezzi agricoli e alimentari di mercato, alla composizione, alla qualità, all’origine e alla tracciabilità dei prodotti. Responsabili di elaborare e diffondere questi indicatori sono le organizzazioni interprofessionali delle filiere, in cui convergono agricoltori, industriali e distributori.

Il rialzo della soglia di sottocosto e il controllo delle promozioni mirano invece a ridurre l’intensità della concorrenza sui prezzi affinché produttori industriali e distributori realizzino margini più elevati sui prodotti industriali di marca e dispongano così delle risorse necessarie per poter assicurare agli agricoltori prezzi, e quindi redditi, più ragionevoli.

Ma se sulla prima misura tutti gli operatori hanno raggiunto un’intesa di massima, le posizioni divergono invece sulle altre due. Sono favorevoli i produttori di marca (rappresentati dall’Ilec e dall’Ania), le grandi catene di distribuzione (rappresentate dalla FCD) e i grandi produttori agricoli (rappresentati dalla FNSEA). I primi sostengono da sempre queste due misure perché ridurrebbero, almeno in parte, l’eccessiva concorrenza sui prezzi dei prodotti di marca che erode i loro margini. In un contesto in cui la domanda globale comincia a rallentare in volume e in cui l’e-commerce si fa sempre più aggressivo, anche i principali distributori condividono questo obiettivo. Secondo gli uni e gli altri, il rialzo dei prezzi dei prodotti industriali sarebbe moderato, ma sufficiente per poter meglio retribuire gli agricoltori.

Sono invece contrari i gruppi E.Leclerc e Intermarché, nonché due importanti federazioni, rispettivamente di PMI alimentari (la FEEF) e di piccoli agricoltori (Confédération Paysanne). Il gruppo Leclerc si è opposto fin dall’inizio all’aumento della soglia del sottocosto perché i prezzi bassi costituiscono il suo maggior vantaggio competitivo e i limiti alle promozioni avrebbero un impatto particolarmente negativo sugli ipermercati che costituiscono il principale formato del gruppo. L’anno scorso, Leclerc è stato raggiunto dal gruppo Intermarché, molto aggressivo nelle promozioni di prezzo, e da Lidl, leader in Francia dell’hard discount. I piccoli produttori industriali e agricoli temono che maggiori margini sui prodotti di marca non vengano utilizzati per meglio remunerare gli agricoltori, ma piuttosto per ridurre i prezzi al consumo delle marche minori e di quelle private, comprimendo i margini delle PMI. Le associazioni di difesa dei consumatori sono, ovviamente, contrarie al sicuro aumento dei prezzi. Tutti gli oppositori alla legge sostengono che se gli agricoltori non riusciranno a concentrarsi per accrescere il loro potere di negoziazione, molte interprofessioni difficilmente si accorderanno su prezzi comuni e industriali e distributori continueranno a prevalere nelle trattative. Entrambi potrebbero decidere di trattenere per sé una parte delle risorse aggiuntive, il vantaggio per gli agricoltori sarebbe allora limitato e a fare le spese della legge sarebbero i consumatori e le piccole e medie imprese.

Qualche calcolo permette di chiarire i termini del problema e gli scenari possibili.

La legge precedentemente in vigore (la LME - Legge di Modernizzazione Economica - varata nel 2008), che aveva abbassato la soglia di sottocosto, aveva favorito una lieve deflazione generale dei prezzi alimentari, ma anche un calo del 2,3% dei prezzi dei prodotti di marca rispetto alle marche private e dei discount. Con le nuove disposizioni, un’inversione dell’andamento dei prezzi relativi sarebbe probabile, il che giustifica le preoccupazioni delle PMI e dei discounter. Inoltre, secondo una ricerca universitaria che conferma lo studio di impatto realizzato dal governo, la nuova soglia di sottocosto determinerebbe un aumento dei prezzi dei prodotti di marca di circa due miliardi di euro. Una somma non molto elevata, secondo il governo e i fautori della legge. Il fatto è che questa crescita si concentrerebbe sulle referenze più visibili, con un forte impatto sull’inflazione percepita dai consumatori. La recente, e molto violenta, rivolta dei “gilets jaunes” ha rivelato l’estrema sensibilità dei francesi all’aumento del costo della vita. Il governo e il presidente Macron hanno già dovuto fare marcia indietro su alcuni provvedimenti fiscali e qualche perplessità sull’opportunità politica di queste misure comincia a diffondersi fra i parlamentari della stessa maggioranza che ha approvato la legge un anno fa. Qualche ripensamento non è da escludere. 

 

Enrico Colla è Professeur émérite alla ESCP Europe di Parigi

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